La vita è un Lila

Spesso, una volta che ci si adopera nel cammino spirituale, benché ci siano una serie di concezioni spiegabili o comunque logiche nella trattazione filosofica riguardante le componenti di materia e spirito, ogni tipo di ragionamento razionale ruzzola di fronte ad alcune domande.

Una di esse è: “Ma perché siamo finiti in questo Universo materiale?”.

Ad esempio, a un certo punto riconosciamo in noi di aver inteso quale possa essere lo scopo della vita umana. Essa è fatta di gioie e sofferenze. Di azioni compiute e di reazioni appropriate. Del velo di illusione che ottura le nostre percezioni primordiali composto dalle tre influenze materiali (Passione, Virtù ed Ignoranza), che ci attraggono verso il compimento di una serie interminabile di azioni. E ad un certo punto capiamo che solo quelle compiute in Virtù e per una Causa Superiore, Dio, ci danno la percezione pura di noi stessi e il Vero controllo della nostra essenza, la nostra “anima eterna”.

Ma qualcuno potrebbe ancora chiedersi: “Ma come mai questo percorso di purificazione? Come mai se sono eterno sono potuto cadere in questo Universo, che ha in sé leggi così severe da non essere per nulla desiderabile a un essere che in sé ha già Conoscenza, Felicità ed Eternità?”.

La Conoscenza biblica ci parla del famoso giardino dell’Eden, da cui Eva raccoglie il famoso frutto proibito, quello della Conoscenza del bene e del male. Ma sembra che l’uomo e la donna a questo punto fossero già su un piano materiale, in quanto Dio sembra non prendere personalmente parte ai piaceri di questo Giardino, come invece i Veda sostengono a proposito del piano trascendentale.

Infatti questo Giardino dell’Eden è spesso definito “Paradiso Terrestre”. Insomma pare che Adamo ed Eva fossero già manifestazione materiale, quindi tale caduta deve avere origini ancora più antiche.

Un Maestro autentico, un’anima realizzata, risponde all’interrogativo sull’origine della nostra caduta in maniera molto serena: “Quando si raggiunge la consapevolezza di ciò che si E’ e del proprio Sanatana Dharma, “l’eterno servizio a Dio”, questa domanda svanisce, perde semplicemente di significato”.

L’unica risposta valida che un Maestro realizzato può fornire a chi in qualche modo la pretende, poiché costui non ha un grado di comprensione sufficiente, è questa: la vita è un “Lila”.

Lila è una parola sanscrita che in termini sacri definisce i “passatempi o divertimenti divini”.

Quindi di per sé non ha un particolare significato, né una caduta paragonabile a una esplicita ribellione come quella di Lucifero, ma solo un semplice gioco.

 

Visto che questo gioco si è fatto un po’ troppo “pesante”, tant’è che all’interno della spiritualità lo scopo è visto come “liberazione” da questo gioco, farò un esempio molto semplice e intuitivo per spiegare come il “gioco” si è trasformato in “incubo” a causa di uno stato allucinatorio in cui è entrata la nostra coscienza a contatto con la materia. Sottolineo che questa è solo una chiave di lettura per interpretare il fenomeno della vita in relazione all’Essere Supremo.

L’esempio riguarda un genitore che gioca con suo figlio. Ognuno può osservare questo comportamento con qualsiasi bambino con cui ci sia una relazione di affetto, come il proprio figlio, il fratellino o il nipote.

I due stanno giocando in un giardino e il genitore ha il figlio con sé, tra le sue braccia.

Gli da mangiare e da bere. Lui gradisce e si sazia.

Gli fa il solletico. Lui si diverte.

Lo prende sulle spalle e gli mostra il panorama. Lui è meravigliato dallo spettacolo che ha davanti agli occhi.

Lo porta al fiume e gli fa vedere le trote che saltano per risalire il fiume. Lui è divertito e meravigliato. La meraviglia è una sensazione molto forte che lo attrae.

Giocano ad acchiapparella e il genitore insegue il figlio. Lui scappa divertito e ogni qual volta il genitore sta per raggiungerlo accellera all’impazzata, sentendo un misto tra paura e divertimento.

Dopo un po’ che giocano il bambino è attratto sempre di più dal “brivido” e il genitore, per compiacerlo, prende una calza e la usa come marionetta. Il bambino si diverte a interagire con questa “mano parlante” ma il genitore ad un certo punto inarca giocosamente le sopracciglia e gli dice “Vieni..adesso ti mangio!”. Il bambino, che prima si divertiva un mondo, eccitato ma al tempo stesso sopraffatto dalla paura , reagisce in maniera inopportuna: prende una pietra dal prato e la tira addosso al genitore.

Il genitore è sorpreso, ma al tempo stesso comprensivo e cerca subito di spiegare che stava solo giocando. Il bambino sa che il genitore lo ama e dopo quell’attimo di paura torna da lui e lo abbraccia.

Ecco, ipotizziamo che il Nostro Padre Supremo volesse assecondare la nostra curiosità, e nell’esperire tutte queste cose, col passare del tempo, siamo entrati in una fase allucinatoria. In questa fase, che a noi sembra lunghissima ma in realtà è solo un attimo, Egli si maschera per compiacerci e farci provare nuove sensazioni da cui siamo attratti ma noi addirittura, presi da una paura ingiustificata, non lo riconosciamo! Quell’attimo in cui la paura ci attanaglia rinneghiamo l’Amore del Padre e ci comportiamo come se la nostra relazione non sia quella di Padre e Figlio, fatta di Amore reciproco. Così reagiamo.

Ma poiché nostro Padre ci perdona, tale fase passa e per fare pace con Lui ci basta solo tornare tra le Sue braccia 🙂

 

(Marco Sanna prabhu)

Diritti Riservati

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