La deriva dell’astio

Ormai alla deriva dell’astio non ci facciamo più caso. Perché sempre più persone risultano essere caratterizzate da avversione verso gli altri, in generale verso il mondo. Esse nutrono livore, ostilità, odio, inimicizia, invidia, acredine, malevolenza, accanimento, voglia di vendetta. Verso chi? Eh, tutto questo avviene in risposta a offese, affronti o frustrazioni che esse ritengono di aver subito e che magari non hanno mai avuto luogo. In loro prospera un’avversione a lungo  prolissamente coltivata. Spesso poi, si tratta di un senso di vergogna che cova nell’inconscio e di cui il soggetto non è perfettamente consapevole. Ma l’interiorizzazione del senso di vergogna, con la visione svalutativa di se stessi, che essa provoca, può portare alla maturazione di forme occulte di odio nei confronti di coloro che sono ritenuti responsabili. Questa è la prima fondamentale corruzione del nostro comune sentire, del sentire di ciascuno di noi. Ecco che fra la percezione di sé e l’immagine dell’io si crea una frattura lacerante. Nell’inconscio collettivo si vanno a sommare tutte queste frustrazioni. Di esse risentiamo tutti noi che facciamo parte della stessa società. Se poi si aggiunge che la maggior parte delle persone si nutre di carne che è piena oltre che di prodotti chimici anche della psicosi negativa dovuta ai trattamenti in vita e al macello dati agli animali, non c’è da meravigliarsi se si vive in una continua tensione nei luoghi di lavoro e di attività comuni in genere. La maggior parte di chi lavora ritiene un fatto acquisito che i rapporti in azienda debbano essere di conflitto. Certo ”  ‘a guera è guera”   si dice nei ministeri e nei grandi conglomerati aziendali e si torna a casa la sera come usciti da un incubo. E i leaders stessi adottano il “divide et impera” che prima o poi porta l’azienda alla rovina.  Qualcuno cerca una “raccomandazione” che nel breve tempo si rivela rimedio pegiore del male: perché tutto si paga.

La speranza che tutto qusto cambi risiede nei giovannissimi di oggi che spesso non aspirano a posizioni di rilevo e vogliono dare un senso sensato alla loro vita.

(Giovanni D. Canepa)

Diritti Riservati

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