Per donare, perdonare

Perdonare come efficace terapia. Dice: “Ma io ho perdonato tutti”. Non è vero e lui non lo sa. Intanto non ha mai perdonato sé stesso per comportamenti avuti in passato, dei quali non è più consapevole ma le cui conseguenze karmiche lavorano sempre sotto traccia. Comportamenti tenuti da non consapevole e ricordi non consapevoli. Si pensa che perdonare riguardi soltanto eventi macroscopici che ci hanno riguardato e le eventuali offese clamorose. Ma perdonare per chi si vuole donare agli altri, a sé e al Divino è accettare. Non l’accettare con l’accetta. Non l’accettare del subire.  Ma l’accettare attivo. Quante cose non accettiamo pensando che ciò sia un fatto fisiologico. Non accettiamo personalità, modalità, modi di essere… diversi dai nostri rigidi modelli orami cristallizzati. E tutte quelle modalità che negli altri non accettiamo sono le parti di noi stessi che non accettiamo. In particolare per chi  a lungo ha vissuto in una illusione appiattita di essere in pace con sé stesso e con gli altri, per chi ha molti anni anagrafici, caratterizzati da questo oblio di sé, è quasi inimmaginabile pensare che esista il perdonare. Non per mancanza di volontà, ma perché l’operazione gli risulta non decifrabile. Inconcepibile secondo lui perché si perdona un assassino, un delinquente, ma non i comportamenti che caratterizzano la nostra vita misera strisciante e che con la loro negativa chiusura ci fanno diventare incapaci di contattare il nostro vero sé. Imparare a perdonare è la strada della sanatoria dei nostri conflitti interiori, l’assunzione liberatoria di responsabilità, la cancellazione delle colpe attribuite agli altri. Diciamo che perdonare è un modo molto yogico di amare, molto ricongiungente, pieno di speranza e di gioia.  Che ci ricollega alla matrice divina. E’ perdono totale. Fine delle piccole guerre, delle prevenzioni e dei pre-giudizi. Significa veramente volersi bene e poi portare sé stessi nell’altro. Con braccia sempre aperte per accogliere quei tesori che l’Universo ci manda purificati dal perdono. Che è delitto non accoglierli.

Ma tutto questo che Tu leggi non è mia scienza. Una mia vera amica oggi mi ha fatto un trattamento approfondito che io qui sopra indegnamente ho cercato di esprimere. Perché mi ha fatto finalmente capire in chiave perdono tanti insegnamenti che avevo ascoltato e mai compreso. Alla luce del perdono e magari della rinuncia alla critica ho visto me e il mondo con una grande luce. Ho sentito la capacità di godere del mio meditare e di lavorare per me e per gli altri. In congiunzione felice, artefice del mio destino. Ti offro queste righe con l’amore che dobbiamo portare alla vita.

(Giovanni David Canepa)

Per gentile concessione di Orizzonti Vedici. Copywright 2010

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