Il Sé perduto si riconquista

Partiamo dal presupposto che noi abbiamo già perso lo stato di coscienza del sè. Da una piena consapevolezza piano piano è subbentrata l’illusione e la centratura nell’ego.
Ontologicamente l’Atma non è mai condizionata, ma poichè fa parte dell’energia “marginale” del Tutto, può essere partecipe della natura fenomenica – passeggera, caduca, transitoria, ombrosa e bagnata nella sofferenza – o della natura trascendente – immutabile, beata, lucente e piena di conoscenza -.
Il distacco è avvenuto solo sul piano della coscienza, in realtà l’Atma, il sè, è di natura immutabile.  Ha solo l’impressione di essere fenomenica e da questa idea illusoria scaturiscono gli schemi mentali che portano ad una identificazione con la materia – sia essa grossolana (corpo denso) o sottile (mente, intelletto, falso io).

Una volta raggiunto lo stato del sè questo non si perde. Esistono diversi livelli da cui ancora è possibile ricadere nell’illusione, ma quando il sè è effettivamente realizzato sperimentiamo la nostra vera e originale natura e la nostra  reale causa d’essere. Dal livello più alto di questa ricerca non si cade più, si sale e basta. Dico che si sale perchè l’Atma è di natura dinamica, di un dinamismo imperituro e ascendente. Dinamicità che a contatto con la materia diviene moto perituro e discendente.
L’arrivo è pieno di felicità conoscenza e eternità (sad-cid-ananda).

Ma se l’arrivo è così glorioso perchè non dovrebbe esserlo il cammino?
E infatti così è. Ogni passo che porta alla meta e all’evoluzione è pieno di “assaggi” della condizione di arrivo.
All’inizio sono assaggi sporadici, poi divengono più frequenti, fino a diventare la base di sentimenti trascendenti via via più intensi e variopinti. Per questo  è possibile toccare, di tanto in tanto, un raggio del sè e, man mano, gustarlo in modo più frequente.
Noi siamo lontani da casa da un lungo periodo. La fuga è  volontaria e graduale.
Tutto è nato dalla volontà di indipendenza dal Tutto cosmico che ci ha dato la possibilità di crederci un “tutto cosmico in miniatura”, un piccolo sole. Ma una lampadina non può splendere  come il sole e la sua luce  è poco e niente. Così ci possiamo accorgere, con meraviglia, di essere un raggio di un luminosissimo sole,  parte del Tutto.  Così possiamo sperimentare il fatto di acquisire significato solo in relazione alla Suprema Armonia, e non accontentarci più d’essere una lucina che al più illumina una buia stanzetta.

Persone eternamente realizzate a volte decidono volontariamente di entrare nel mondo fenomenico, ma ciò accade con una volontà differente da quella che spinge l’Atma condizionata ad entrarci.
Il motivo è la compassione e non l’invidia. La compassione verso gli abitanti egoisti del fenomeno, non il desiderio di essere il centro del creato. L’amore e non il desiderio di possesso.
Ma questi sono casi piuttosto rari..

(Bhakti-viveka das)

Diritti Riservati

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